La gnoseologia
La liberazione dalle passioni per Spinoza si raggiunge soltanto con la conoscenza o contemplazione del Dio-natura, ovvero con ciò che Spinoza definisce <<amore intellettuale di Dio>>. Ciò risulta evidente anche dalla teoria dei tre generi della conoscenza.
I PRIMI DUE GRADI DELLA CONOSCENZA
Il primo genere di conoscenza è costituito dalla percezione sensibile e immaginazione. In questo caso la mente coglie la realtà in modo parziale e disordinato attraverso idee confuse. Si tratta dunque di una conoscenza pre-scientifica del mondo, in cui le cose non vengono collegate tra loro secondo rapporti casuali, ma percepite isolatamente oppure raggruppate in categorie generiche, gli universali (come “uomo” o “cavallo”). L’errore di questo grado di conoscenza non è un errore vero e proprio, ma una mancanza di conoscenza adeguata e consiste nella sua inadeguatezza, ossia nel modo parziale e confuso di rappresentare le cose. Sul piano etico, questo corrisponde alla schiavitù nei confronti delle passioni, ovvero quella situazione in cui l’essere umano si lascia dominare dalle proprie passioni.
Il secondo genere di conoscenza nasce invece dalla ragione e si basa sulle cosiddette <<idee comuni>>. In questo caso si ha una conoscenza razionale del mondo, tipica della scienza. Diversamente dal primo genere, essa connette tra loro le cose, considerandole nei loro rapporti di causa-effetto e nel loro ordine necessario. L’equivalente comportamentale di questa fase conoscitiva è la vita secondo ragione, o secondo virtù, in cui l’essere umano padroneggia il proprio sforzo di autoconservazione.
IL TERZO GRADO DELLA CONOSCENZA
Spinoza aggiunge una terza conoscenza chiamata << scienza intuitiva>>. Questa forma di conoscenza si basa sull’intelletto e consiste nel comprendere la realtà a partire dall’unica sostanza. Dunque la conoscenza intuitiva si identifica con la metafisica, ossia con la visione delle cose nel loro scaturire da Dio. Attraverso il terzo grado, la mente supera i limiti della conoscenza finita e si eleva fino ad assumere il punto di vista di Dio. Da questa prospettiva, l’universo appare completamente diverso rispetto a come appare al pensiero comune e al primo genere della conoscenza. Per i sensi e per l‘immaginazione il mondo è molteplice, contingente e temporale. All’intelletto il mondo appare invece come qualcosa di unitario, poiché la molteplicità è soltanto l’insieme dei diversi modi di essere dell’unica sostanza; di necessario, poiché il contingente è soltanto ciò di cui ignoriamo le cause; di eterno, poiché ciò che pare svolgersi nel tempo è in realtà la manifestazione di una struttura meta-temporale, e poiché ogni “modo”, considerato in Dio, risulta eterno.